Aaa top player cercasi, però all’interno del Napoli, dunque di se stesso, in quell’organico in cui il talento è indiscutibile. E quando l’hanno trovato, due anni fa, non l’hanno più mollato: perché Goran Pandev è attaccante di primissima fascia, non solo per la capacità e l’abitudine di vincere (con l’Inter del triplete), ma anche e soprattutto per la sua verve, la sua trasparente capacità di essere poliedrico. E’ un attaccante versatile, che sa fare la prima punta, la seconda o persino la terza; che sa stare tra le linee, che sa andare a pressare il portatore di palla avversaria; che sa lasciarsi giocare addosso dalla propria squadra, lasciandola «salire»; che sa palleggiare nello stretto o a campo largo; che ha sensibilità; che ha altruismo, che «sente» la porta e la «vede» ma che non disdegna d’essere sponda o rifinitore.
E’ un centravanti multiuso, che entra negli schemi, li sorregge, li determina: nel Napoli è stata punta unica senza Cavani – ed ha fatto ammattire la Juventus – o spalla del matador o anche tutor di Insigne. Ha un carattere ed una personalità forte, ha la percezione delle proprie capacità ed una autostima dilagante, avverte la fiducia che lo circonda (o che invece l’abbandona) e si lascia quindi da essa guidare o condizionare. Pandev ha un curriculum vitae ricco assai: con Mourinho ha fatto pure quasi il terzino, come è capitato a Eto’o; ed a Napoli non s’è mai sottratto alle disposizioni.
Gli è mancata la continuità, che nella passata stagione veniva resa complicata dalla presenza e dalla autorevolezza di Lavezzi e che invece quest’anno è stata pregiudicata non solo dall’incidente di Marassi, ma anche dall’esplosione di Insigne, che ha spedito il macedone in competizione, rimuovendone certezze. E – statisticamente – non è stato confortato da una media-gol rassicurante: l’attaccante che in tre tornei su cinque, con la Lazio, è andato sistematicamente in doppia cifra, a Napoli ha mostrato solo l’altra faccia di sé, quella espressiva da assistman. Però nelle corde ha la tendenza a stupire pure come bomber, non solo come regista «offensivo».
Fonte: Corriere dello Sport
La Redazione
A.S.
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