Il dubbio c’è e si vede dal martedì al venerdì, da quelle contorsioni tecniche che inducono a rimescolare il Napoli, poi a ricostruirlo a propria immagine e somiglianza, infine a risistemarlo in maniera «estemporanea» ma non inedita: fuori Britos, fuori Campagnaro e dentro, in quel fazzoletto di campo, un bel po’ di interrogativi che spingono a riflettere ad oltranza. Si gioca, vero: ma chi e come? La difesa a tre è il dogma, però Grava non ne ha fatta ancora una e Rolando va recuperato con cautela, dopo mesi di inattività: e allora, prova e riprova, persino con Zuniga al fianco di Cannavaro e Gamberini; e poi di nuovo Grava; e poi, come se fosse un puzzle, tutto in aria.
IPOTESI 1 – Il Napoli può essere mescolato: ha due esterni (colombiani) che permettono di costruire la linea difensiva a quattro, quella che al momento sembra ispirare maggiormente Mazzarri. Manca Maggio, che concederebbe ulteriori certezze, Armero ha poco minutaggio nelle gambe, però è questa la tentazione principale e la soluzione più accreditata: senza Britos e Campagnaro squalificati, e contro un’avversaria che potrebbe proporre tre uomini, l’atteggiamento più appropriato – considerati gli uomini e le loro caratteristiche – sembra spingere verso l’innovazione. In mezzo, però, bisogna integrare le coperture: e allora, Mesto mediano di destra, Dzemaili centrale e Behrami interditore di sinistra. Concedendo ai tre tenori l’onere di attaccare (ma non da soli, ovviamente).
IPOTESI 2 – Altrimenti, si può restare a tre, con Grava che conosce il sistema, che ha il passo per Gomez, tenendo Mesto esterno di destra e Zuniga omologo di sinistra, confermando Behrami-Dzemaili sulla mediana o anche rifugiandosi in Inler-Dzemaili, meno corsa (dirottata sulle corsie) e più geometria: un tentativo per non stravolgere le abitudini, per andare sul sicuro, con un copione mandato giù a memoria. Meditare, serve ancora meditare (per un altro allenamento solo).
Fonte: Corriere dello Sport
La Redazione
A.S.
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