LA STRAVAGANTE formazione per l’esordio in Europa League, dieci giocatori nuovi su undici, si rivela un colpo di fortuna. Fa sapere al campionato che il Napoli vuol essere protagonista. Risparmia quindi i suoi titolari per gli incontri con Catania, Lazio e Samp, tre gare da vincere per accreditarsi come il primo rivale della Juve. Dà anche le istruzioni per riuscirvi. La prima, ancora più urgente dell’esplosione di Vargas, riguarda Insigne. In una formazione che sembrava decisa nel terminal di un aeroporto, chi arriva gioca, era impossibile l’intesa. Ma doveva splendere l’estro del monello di Frattamaggiore. Dimenticate qualche assist, magari quel lampo di genio che nella difesa svedese sbandata lancia Vargas verso il secondo gol. Ieri Insigne è stato più opaco. Un dubbio: sono giuste le direttive che riceve? Come tutti i bravi allenatori della tradizione italiana, Mazzarri chiede a Insigne di rientrare, forse troppo. Il campione tascabile del Napoli giocava invece nel Pescara dalla metà campo in su, con rarissime apparizioni nella fase difensiva. In posizione defilata come ieri, non incide con quei tagli scuola Zeman che hanno esaltato la sua tecnica, compensando le ovvie lacune fisiche. Insigne ha messo anche del suo per provocare questi dubbi. È apparso presuntuoso o svogliato, nel ripetere passaggi lunghi e velleitari.
Soltanto una volta, al limite dell’area di rigore, con la magia di finta e controfinta ha ricordato le sue migliori doti. Attenti, tra evoluzione e involuzione di Insigne passa il destino del Napoli in questo campionato. La rivelazione di Vargas, finalmente uscito da enigmi e ritrosie, conferma le qualità intraviste in tanti mesi. Due: una velocità resa formidabile dal passo leggero, lui corre come un’antilope, ed una tecnica indiscussa. Ieri ha avuto una condizione di estremo favore: ha espresso scatto, movimento giusto e tiro in spazi larghi, quindi a palla scoperta. In Italia, o in partite più severe, sarà marcato stretto. Filerà come ieri? È l’ultima verifica che manca per promuovere il cileno tra i migliori talenti sbarcati in Italia. I tre gol tuttavia lo liberano di ogni complesso. E dimostrano quanto sia stato saggio trattenerlo a Napoli. In periferia, costretti a logoranti rientri e scontri, attaccanti così tecnici e minuti sono fatalmente recisi.
Con Donadel e Behrami, il primo lucido ed efficiente solo nei primi 20’ e il secondo troppo caotico, il Napoli ha lasciato il centrocampo agli svedesi, coordinati dal mediano Borges in asse con l’insidioso Mutunga, svedese di colore, scrittore di motivi rap, un bel personaggio che gira soldi alle minoranze di Stoccolma. Ha ripreso tono il centrocampo appena è entrato Hamsik, ma il suo isterico fallo di reazione su Johansson lo ha subito restituito al campionato. Dove il Napoli rientra più forte: nel retrobottega ci sono buoni ricambi. Vargas, Fernandez, Gamberini, forse Mesto. El Kaddouri si è smarrito nella sua emozione. Un clandestino a bordo, non da bocciare, ma da attendere. Visto Vargas?
Fonte: Antonio Corbo per Repubblica
La Redazione
C.T.
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