Eppure tornano: e, a quel punto, s’inseriscono al volo, non avendo alcun tipo di problema di ambientamento, conoscendo di Napoli qualsiasi spiffero, riuscendo dunque a dominare lo stress da prestazione e le tensioni che si vivono nell’impatto iniziale d’un club che ha intorno a sé pressioni inevitabili. Emanuele Calaiò è la scelta meditata per irrobustire l’attacco, per andare a dargli quel «peso» nei sedici metri con una punta non grossa ma d’area di rigore, un uomo dotato dell’istinto del killer espresso nelle sue precedenti annate partenopee (ed anche a Siena), attraversate sempre con fierezza e con padronanza dei nervi pur nella precarietà di alcuni momenti.
Calaiò ha confidenza con la città, con i suoi umori, con le esigenze d’una piazza che chiede sempre tanto: l’ha vissuta da cittadino, l’ha assorbita sposando una napoletana del Vomero, l’ha assaporata nelle difficoltà della serie C, della serie B, poi della serie A, condivisa con l’ombra di Marcelo Zalayeta e però comunque gestita con senso pratico. Calaiò non ha bisogno di ricominciare daccapo, semmai deve solo integrare le proprie conoscenze, calandosi nei movimenti del calcio di Mazzarri, che richiede partecipazione pure in fase passiva persino ad una prima punta. Semmai, avendo rappresentato il terminale offensivo del Siena per un quinquennio, l’unica «sofferenza» potrebbe essere rappresentata soltanto nella partecipazione alle coperture. Ma Calaiò è bomber nel senso letterale del termine, centravanti che ama destreggiarsi negli spazi stretti, che non soffre di claustrofobia in quegli spazi strettissimi, che prima d’essere un arciere è un cobra, che ha i tempi giusti per andare ad anticipare – persino di testa – ed ha sopprattutto l’esperienza necessaria da sistemare al servizio d’una squadra dalla quale è stato scelto e per la quale ricambia con orgoglioso senso di partecipazione.
E’ un professionista sul quale Mazzarri sa di poter contare comunque e a prescindere, consapevole del ruolo e dunque capace di proiettarsi nel Napoli per quel che occorre. Calaiò sa come si fa.
Fonte: Corriere dello Sport
La Redazione
A.S.
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