«Sono molto delusa», risponde con un soffio di voce Antonella Leardi, che il 24 giugno del 2014 ha perso il suo Ciro dopo una serata in cui la follia ha fatto da macabro antipasto allo sport. «Mio figlio è stato ucciso per l’inerzia dello Stato. Quel fallimento oggi si è rinnovato», sospira la madre di Ciro Esposito, il ragazzo ferito a morte nei pressi dello stadio Olimpico di Roma a poche ore dall’inizio della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina. Ecco alcune dichiarazioni rilasciate ad “Il Mattino”:
Signora Leardi, la riduzione di pena per Daniele De Santis è una manata di sale su una ferita ancora aperta.
«Io ho sempre chiesto giustizia, ma oggi sono inorridita. Invece di lenire il dolore, hanno dato un’altra coltellata a me e a mio figlio. Anche se in un certo senso ce l’aspettavamo».
Che vuol dire?
«Abbiamo sempre percepito questo velo di protezione intorno a De Santis, che è un brutto personaggio come è brutta la politica estremista che lo protegge».
Si sente tradita?
«Sì. De Santis è colpevole di omicidio volontario. 26 anni sarebbero stati pochi comunque: come diceva il pm Albamonte, dovevano dargli l’ergastolo. Ma almeno sarebbero stati sufficienti per far riflettere l’assassino sul crimine che ha compiuto».
De Santis è stato assolto dal reato di rissa, di conseguenza è venuto meno l’aumento per la recidiva.
«Certo che non c’è stata rissa: ha sparato subito. Ma resta il fatto che quella sera si è scagliato contro un autobus, sparando anche contro altre persone. Dovrebbe rappresentare un’aggravante, invece non è stato accusato di tentata strage e neanche di tentato omicidio. Questo è molto grave».
I legali di De Santis dicono che è stato affermato «un principio di chiarezza» attorno ad una vicenda «molto condizionata dal clamore mediatico». Lei che cosa pensa di queste parole?
«Al posto loro mi vergognerei a pronunciarle. Ma i legali di De Santis sono peggio di lui: avevano invocato la legittima difesa, questo dice tutto. Quanto al clamore mediatico, è nato intorno ai video e agli audio che a loro discapito ci sono e provano come sono andati i fatti. D’altra parte, l’avvocato del diavolo non può avere rispetto di nessuno».
La vicenda di suo figlio ha almeno insegnato qualcosa al mondo del tifo, allo Stato, alla collettività?
«Forse è servito il mio esempio di mamma e soprattutto di cristiana, per dimostrare che si può andare avanti anche dopo una tragedia così grande. In questi anni ho avuto tante manifestazioni di affetto e tante persone che mi vogliono bene tuttora mi sono vicine. Questo è importante. Ma lo Stato è molto lontano dal prendere provvedimenti seri contro certi comportamenti violenti».
Ha ancora fiducia nella giustizia?
«Sinceramente, no».
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